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Non Sprecare

MOTTAINAI: NON SPRECARE!

Le tecniche del kintsugi e dello yobitsugi possono sicuramente essere accostate al concetto nipponico “mottainai”, inteso come dispiacere per lo spreco e, in un certo senso, spirito di quello che oggi sarebbe definito “recupero creativo”.

Mottai勿体si riferisce alla dignità di un’entità materiale – “il corpo inevitabile”, mentre nai無いindica assenza.
Il termine “mottainai” ( non sprecare ) esprime il dispiacere per lo spreco di oggetti materiali, ma anche di tempo. Questo vocabolo  nasce in ambito buddhista, ma, sicuramente trae le sue origini dalla cultura shintoista, secondo la quale gli oggetti hanno un’anima propria.

La tradizione popolare prevedeva che, alla fine di ogni anno, si provvedesse a sostituire  gli oggetti rotti o rovinati, sostituendoli. Secondo l’usanza, però, gli oggetti gettati senza rispetto avrebbero potuto causare sfortune o disgrazie, perché al loro interno poteva essere presente uno tsukumogami, cioè una specie di spirito vendicativo.
Eliminare un oggetto non era un questione facile, dipendeva dal materiale con cui erano fatti: molti oggetti erano bruciati, eliminando le “impurità”, cerimonia in stretto collegamento con la cremazione nei riti funerari buddhisti. Se un oggetto, però, non poteva essere bruciato, si procedeva al suo seppellimento, come per esempio avveniva per gli utensili metallici.

Altri oggetti, invece, potevano essere riciclati come avveniva per le stoffe, motivo per cui la tecnica di ricamo del boro sashiko è diventata molto popolare. Lo stesso Kesa, la tradizionale divisa dei monaci buddisti, era fatto con pezze di stoffa recuperate: bende che erano usate per fasciare i morti o gli ustionati, stracci o altri tipi di tessuti usurati, estratti dagli immondezzai, rosicchiati dai topi. Le pezze erano fatte bollire con radici, cortecce, tuberi o altri vegetali per essere disinfettate e tinte. Il passaggio successivo prevedeva la cucitura fitta delle pezze del kesa in una sorta di patchwork che doveva assomigliare, secondo le indicazioni di Siddhartha Gautama, “ai campi di riso”.
Più ancora che nel kintsugi, il concetto del dispiacere per lo spreco è insito nella tecnica dello yobitsugi, dove, quando manca un pezzo di ceramica, si procede a fare un inserto di un manufatto di tutt’altro tipo, sfruttando tutto ciò che c’è a disposizione.

In un momento di interesse così spiccato per la salute del nostro pianeta e di grande sensibilizzazione contro il consumismo sfrenato, il concetto del ” non sprecare “, è sempre più attuale.

 

boro sashiko non sprecare
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